Quest’opera in marqueterie di vetro esplora un linguaggio decisamente essenziale, in cui la linea diventa il soggetto principale. A differenza delle composizioni figurative o vegetali, la forma si costruisce qui attraverso equilibrio, ritmo e proporzione, in un lessico vicino all’architettura e al disegno geometrico.
Sottili bande orizzontali e verticali — blu profondi, viola minerali, bianchi opalescenti, punteggiate da un bagliore ramato — strutturano la superficie come una partitura silenziosa. Le linee si incrociano, si sospendono e lasciano ampie zone di vuoto, permettendo alla luce di circolare liberamente. Questa respirazione conferisce all’insieme una presenza calma, quasi meditativa.
La tecnica della marqueterie di vetro tagliata e assemblata a mano, sviluppata da Norbert Alali, rivela qui tutta la sua precisione. Ogni frammento è ritagliato al millimetro, accostato bordo a bordo, poi lucidato e patinato per ottenere una perfetta continuità dei piani. Vicino nello spirito alla pietra dura fiorentina, questo procedimento sostituisce la pietra con il vetro e il pennello con il rigore del tratto. La materia cattura la luce piuttosto che rifletterla, creando variazioni sottili a seconda dell’angolo di osservazione.
Questa composizione minimalista richiama tanto le vetrate moderniste, i paraventi giapponesi quanto alcune ricerche astratte del XX secolo, in cui la linea organizza lo spazio più di quanto lo descriva. Il vuoto diventa allora importante quanto la materia, instaurando un dialogo costante tra presenza e assenza.
Tra arte decorativa e astrazione costruita, l’opera afferma un’estetica della misura e della sobrietà, in cui la virtuosità tecnica si mette al servizio di una sensazione di chiarezza, equilibrio e silenzio.