È nella tranquilla Cité Trévise di Parigi, circondata da edifici d’ispirazione rinascimentale, che nasce Norbert Alali. Trascorre qui un’infanzia serena, se si esclude l’esperienza scolastica, che vive senza grande entusiasmo. Fin da ragazzo, tuttavia, lo anima un desiderio profondo di scoperta. A tredici anni si innamora del cinema: una rivelazione che segnerà per sempre il suo immaginario.
Nel 1977, l’apertura del Centre Pompidou risveglia la sua curiosità e affina il suo sguardo sull’arte moderna. Tre anni più tardi, un viaggio a Firenze diventa per lui un’esperienza rivelatrice. Abbagliato dalla bellezza della città, scopre l’eredità viva del Rinascimento — dal Duomo agli Uffizi, dalle porte di Ghiberti alle tarsie di pietra dura. Non comprende ancora tutto, ma intuisce l’essenziale: una certa idea di bellezza si impone a lui. Da allora, Firenze diventa un luogo di ispirazione e di rigenerazione spirituale.
Rientrato a Parigi, frequenta assiduamente i musei — in primo luogo il Louvre — e approfondisce la sua cultura visiva. Ma arriva il momento di scegliere una via concreta. Si avvicina allora al mestiere del padre, calzolaio, che aveva osservato da bambino con fascinazione. Al suo fianco impara a lavorare la materia, a comprenderne il linguaggio e le possibilità. Questa curiosità verso la sostanza stessa delle cose diventerà il filo conduttore di tutta la sua ricerca artistica.
Nel 2005, un incontro casuale sulla costa normanna con un artigiano vetraio apre un nuovo capitolo: la scoperta della tarsia di vetro. Alali se ne appassiona immediatamente.
Diversamente dal legno o dalla pietra, il vetro offre riflessi, trasparenze, profondità: è un’arte della luce. Taglia centinaia di frammenti, li dipinge e li vernicia uno a uno, cercando un equilibrio sottile tra la chiarezza delle forme e la brillantezza cristallina — talvolta paragonabile allo splendore delle gemme.
Le sue opere danno vita a una galleria eclettica, visibile sul suo sito: Joséphine Baker, un polpo, uccelli, nature morte, fino a Il Sacrificio di Isacco, ispirato a Caravaggio. Le sue creazioni prendono forma su portasigari, tavolini o quadri, con una costante attenzione all’equilibrio tra arte e artigianato.
Nel 2022, durante un lungo viaggio in Italia dedicato allo studio delle opere che da anni lo affascinavano, si ferma a Mantova. Visitando il Palazzo Ducale, rimane incantato dagli affreschi della Camera degli Sposi, quando da una sala vicina si diffonde una delicata melodia barocca: un piccolo ensemble suona dal vivo. Nel pomeriggio, al Palazzo Te, tra la Sala dei Giganti e la Galleria dei Fiumi, vive un’emozione simile. Architettura, pittura, musica: tutto si unisce in un’armonia perfetta.
Affascinato da questa città di arte e silenzio, vi ritorna l’anno seguente, e ancora nel 2025, quando decide di stabilirvi il proprio atelier. Nel cuore tranquillo di Mantova, culla di bellezza e di storia, Norbert Alali prosegue la sua ricerca artistica, dedicandosi alla creazione delle sue opere più ambiziose.