Polifemo
dimensioni: L 0.50 m x l x A 0.50 m
spessore del vetro : 2 mm
supporto in legno
vernice incolore e acrilica Lefranc Bourgeois
colla per legno
Polifemo
dimensioni: L 0.50 m x l x A 0.50 m
spessore del vetro : 2 mm
supporto in legno
vernice incolore e acrilica Lefranc Bourgeois
colla per legno
Data : 1530
Quest’opera in intarsio di vetro reinterpreta con una forza singolare la figura di Polifemo, così come appare negli affreschi del Palazzo Te, trasformandone tuttavia l’aspetto in un gioco vibrante di frammenti, bagliori e materie. Il Ciclope, gigante innamorato e tormentato, emerge qui ricomposto in un mosaico di pezzi irregolari, come se il suo corpo non fosse più una forma continua ma un assemblaggio di tensioni e fratture interne.
Il torso massiccio, ritagliato in ampie lastre di vetro dalle tonalità calde — ocra, pesca, bruno rosato — esprime al tempo stesso la potenza fisica del personaggio e la frammentazione emotiva che lo attraversa. Le linee scure che contornano ciascun elemento accentuano l’anatomia, sottolineando la torsione del busto, il rigonfiarsi dei muscoli, la tensione nervosa delle braccia. Se ne percepisce una corporeità rustica, elementare, fedele allo spirito manierista, ma trasposta in un linguaggio contemporaneo fatto di rotture e di luce diffratta.
Il volto, inclinato verso destra, è particolarmente sorprendente : composto da piccoli frammenti triangolari o poligonali, forma una maschera espressiva in cui l’unico occhio, leggermente obliquo, sembra scrutare un punto invisibile al di fuori dell’inquadratura. La barba, resa con frammenti verde scuro e ambra, conferisce al Ciclope una presenza al tempo stesso arcaica e quasi vegetale, come se appartenesse al paesaggio roccioso che lo circonda. L’effetto a mosaico rafforza la durezza minerale del suo essere.
Nella mano sinistra Polifemo tiene un flauto di Pan, chiaro riferimento al decoro del Palazzo Te, dove il gigante è rappresentato come un colossale pastore, musicista goffo e amante ferito. Qui lo strumento è trattato tramite lunghe lamelle di vetro giallo-verde, le cui nervature sono sottolineate dalle linee nere della montatura. Questo dettaglio radica l’opera nella sua filiazione mitologica, conferendole al contempo una texture tattile, quasi architettonica.
La gamba destra del gigante, fortemente sviluppata in primo piano, occupa gran parte della composizione. I pezzi di vetro che la formano seguono il rilievo muscolare in una rete di linee sinuose, evocando vene, fenditure della pietra o le nervature di un antico albero. Questa ambivalenza — corpo umano / materia naturale — è una delle forze della pièce : Polifemo non è semplicemente rappresentato, è come scolpito in un blocco primordiale.
Sul fondo, le tonalità fredde e i ritagli irregolari evocano le rocce della grotta in cui vive il Ciclope, mentre nell’angolo inferiore destro una porzione d’acqua azzurrata rico rda il suo legame con il mondo marino di Galatea. Il contrasto tra i colori caldi del gigante e le variazioni di grigio, viola e blu del paesaggio crea una tensione visiva che amplifica la sua solitudine : Polifemo sembra prigioniero di un ambiente frantumato, riflesso del suo amore non corrisposto.
L’insieme compone un’opera in cui mito, materia e luce dialogano intensamente. Il Polifemo del Palazzo Te, già intriso di sofferenza e desiderio, trova qui una seconda vita : una figura incrinata, frantumata, ma straordinariamente espressiva. L’intarsio di vetro trasforma il gigante in un essere fatto di strati e fratture, come se il suo cuore spezzato fosse risalito alla superficie del corpo.